ATTRAVERSATI DALLA STORIA: L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA E L’ATTUALITA’ DELLA RESISTENZA


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In questo giorno, come ogni anno, in tanti luoghi, nelle grandi città così come nei piccoli centri si ripercorrono le stesse strade che portano ai luoghi degli eccidi e delle rappresaglie e si sosta davanti ai cippi e alle lapidi sulle quali sono incisi i nomi di chi non riuscì a scampare alla furia ed al terrore scatenato dal nazifascismo.
Nel periodo della guerra e della Resistenza le vicende della grande storia hanno fatto irruzione nella vita delle nostre comunità, forzandone i destini individuali e collettivi.

La memoria del proprio passato è il bene più prezioso di una comunità. Celebrare il 25 aprile significa tenere vivo e presente nella mente di ognuno il significato della guerra, dell’antifascismo, dei valori di democrazia e libertà che hanno animato oltre 70 anni fa la lotta della nostra gente.

Spero non sia solo un giorno di memoria ma una occasione che aiuti le nuove generazioni a capire, un insegnamento per il futuro e per le nuove generazioni.
Mai come oggi e` forte il rischio dell’oblio e della banalizzazione, quando non dell’aperta negazione, della drammatica realtà del nazifascismo, dell’Olocausto.

In parte ciò è dovuto alla progressiva scomparsa dei testimoni oculari di quel periodo; ma la causa principale è rintracciabile nella disattenzione e nella superficialità della società contemporanea che, sottoposta all’incalzante assedio dei mezzi di informazione dei social network, reputa un’inutile perdita di tempo soffermarsi e interrogarsi sul proprio passato.

Ancor più pericoloso è l’emergere di gruppi giovanili che inneggiano all’odio e alla violenza, richiamandosi anche nei simboli alla barbarie nazista; tale fenomeno mostra a quali degenerazioni conduca la mancanza di conoscenza e l’incapacità  di capire.

Di fronte a tutto questo mantenere vivo la memoria non è solo pagare un debito verso le vittime ma uno stimolo di riflessione e di ragionamento che ci aiuta ad avere maggiore consapevolezza, e può diventare quindi un motivo di speranza rivolto al futuro.
Io credo che sia quanto mai necessario insistere con i più giovani affinché cerchino di capire per quale ragione ragazzi della loro età – poco più che ventenni, in molti casi – decidessero di salire sulle montagne, abbandonando la famiglia, perché spinti da un ideale.
Per questo ritengo sia fondamentale riscoprire insieme alla memoria le motivazioni della scelta di allora.

La lotta partigiana è stata una guerra di liberazione anzitutto contro la criminale violenza fascista e nazista che usava la «politica del terrore». Ma è anche e soprattutto una scelta di libertà.
Il dono che ci hanno lasciato gli uomini e le donne che hanno combattuto il nazifascismo è il più grande periodo di pace che l’Europa abbia mai attraversato. Ecco perché è necessario che i nostri ragazzi, alcuni dei quali non hanno nemmeno più dei familiari capaci di raccontare ciò che furono la Guerra e la Liberazione, si rendano conto di quel che è stato. Per fare tutto questo, la Resistenza va senza dubbio studiata sui banchi di scuola, ma va soprattutto toccata con mano.

A Marzabotto, a Tavolicci, a Sant’Anna di Stazzema. Ma anche nei nostri borghi, nei nostri paesini di montagna, nelle campagne in cui i partigiani vennero impiccati e nelle montagne in cui vennero fucilati. Il mio vuole essere un invito: portiamo le scolaresche in questi luoghi. Spieghiamo agli studenti che senza il sacrificio compiuto da ragazzi come loro tanti anni fa, oggi non potrebbero viaggiare liberamente, attraversare l’Europa, conoscere nuove e diverse culture.

Spieghiamo ai nostri ragazzi che senza la Resistenza oggi non avrebbero il bene più prezioso di tutti: la libertà.
Ecco perché oggi sarò a Santa Sofia, nell’Appenino romagnolo dove tanti partigiani combatterono per riconquistare la libertà: perché voglio celebrare la Resistenza come merita – e cioè essendoci, tastando il terreno, respirando l’aria, sforzandomi di immaginare come poteva apparire 70 anni fa questa scena – ma soprattutto perché voglio sforzarmi di guardare avanti.

La mia domanda è molto semplice quanto cruciale: quali sono i luoghi, oggi, in cui dobbiamo testimoniare la Resistenza? Oggi la libertà per cui lottare è meno definita, poiché siamo tutti, o quasi, nella società occidentale, liberi. ma la realtà è che se rimaniamo arroccati nella semplice conservazione della nostra libertà, finiremo per essere più deboli, poiché tante, e diverse, sono le sfide che attendono la società democratica.

Noi non potremo dire di essere divenuti una società libera e democratica fino a quando non daremo una risposta comune ed efficace al dramma dei migranti.
Non potremo dire di meritare fino in fondo il sacrificio di chi combattè per la nostra libertà fino a quando non riusciremo ad aiutare chi viaggia in cerca di libertà, fuggendo da guerre, carestie, oppressioni. E naturalmente, dobbiamo guardare alla nostra società. E penso, soprattutto, ai luoghi ideali in cui abbiamo il dovere di essere presenti: ogni volta che una donna subisce una discriminazione sul lavoro; ogni volta che uno dei nostri giovani rimane senza lavoro; ogni volta che la nostra società – libera e democratica – dimostra in realtà che è fragile. Che è insicura.

Se vogliamo essere testimoni della Resistenza, dobbiamo avere la forza di contrastare ogni tentativo di cancellare, o più banalmente ma pericolosamente, offuscare, la nostra memoria.
La nostra memoria sopravviverà se riusciremo a guardare lontano. Se avremo la costanza di insegnare ai nostri ragazzi a non dimenticare chi da vicino e da lontano ebbe il coraggio di battersi per la libertà, e se avremo l’audacia di fare lo stesso. Il che significa continuare a lottare affinché in ogni parte del mondo gli ideali di libertà possano affermarsi. E dobbiamo essere pronti a difendere la nostra libertà, da chi ci attacca e da chi ha in mente di distruggere il nostro modello di società.

Per questo riscoprire e valorizzare la memoria non è ricerca di un tempo perduto, ma impulso per un tempo da scoprire. Unire passato e futuro significa riscoprire chi siamo, per poter essere migliori.
In tutti i casi la memoria ci incoraggia a proseguire con coraggio e lungimiranza. Il ricordo di chi siamo, il ricordo delle nostre radici , delle nostra fondamenta, ci ispira nel diventare quelli di domani. Un avvenire che dobbiamo realizzare tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno, prima di tutto noi stessi e i nostri valori.

(25/04/2016)