DIGA DI MOSUL, LA STERILE POLEMICA DELLA LEGA NORD PER LA DIFESA DEL CANTIERE DELLA TREVI


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La Lega Nord, durante la discussione del Decreto legge sulla proroga delle missioni internazionali che si è tenuta martedì in Senato, ha criticato la missione italiana a difesa della diga di Mosul, in Iraq, nel cui cantiere è impegnata la Trevi di Cesena per eseguire un’opera di consolidamento della struttura.

Nel respingere le critiche leghiste al Governo vorrei sottolineare l’importanza di questo intervento italiano. Le missioni internazionali testimoniano l’impegno di un grande Paese come l’Italia per stabilizzare le aree di crisi e riportare la pace anche nelle zone più conflittuali del mondo. La Diga di Mosul è un punto strategico nello scacchiere iracheno, sorge vicino a regioni dove è purtroppo presente l’Isis, e nella malaugurata ipotesi di un suo crollo, secondo una proiezione delle Nazioni Unite, si verificherebbe una catastrofe con centinaia di migliaia di vittime e resterebbero senza risorse idriche circa 200 milioni di persone. E’ facile capire come per il terrorismo questa possa rappresentare un obiettivo.

A criticare lo schieramento del contingente italiano è stato il senatore Sergio Divina. Riporto qui le sue parole: “Qualcuno ci deve spiegare perché dobbiamo mandare 400 militari a Mosul, a protezione della diga, a protezione di un intervento privato”, ha detto in aula l’esponente della Lega Nord. “La Trevi di Cesena ha vinto un appalto di oltre 270 milioni, chiaramente in una zona ad alto rischio: ora dovrà fare i conti con i rischi, con le assicurazioni dei propri dipendenti e con la messa in sicurezza dei cantieri. Perché i cittadini italiani dovrebbero pagare questo tipo di garanzia ad una ditta, Trevi o non Trevi?”.

Le accuse mosse non hanno fondamento, con la difesa della Diga di Mosul abbiamo deciso di rinforzare il contingente italiano in Iraq, sostenendo un’impresa italiana e i suoi lavoratori in un contesto delicato, volto ad evitare, come detto, una possibile catastrofe umanitaria. E anche questo è un altro tassello della lotta al terrorismo islamico. Dovremmo essere orgogliosi dei nostri militari, così come di un’azienda italiana che con il suo know how d’eccellenza è stata chiamata per eseguire un’opera frutto del talento italiano, dell’alta scuola di ingegneria del nostro Paese, che dà lustro al sistema Italia in tutto il mondo. Le polemiche mosse dalla Lega sono sterili e anche contraddittorie: il terrorismo va contrastato? Gli italiani impegnati a sostegno di una necessità umanitaria vanno sostenuti? Noi abbiamo le idee chiare: dobbiamo essere alla diga di Mosul e dobbiamo rafforzare il nostro contingente militare. Dalle esternazioni leghiste emerge tutto il contrario, quasi a voler abbandonare i cittadini e le imprese italiane impegnate in delicate operazioni all’estero.

(29/06/2016)