UGUAGLIANZA TRA UOMO E DONNA, LA STRADA E’ ANCORA LUNGA


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In troppi Paesi del mondo la donna resta ai margini della vita economica e sociale. Purtroppo anche in Italia, che secondo il Rapporto annuale del World Economic Forum sul gender gap si colloca al cinquantesimo posto sui 142 Stati presi in esame. Ecco perché celebrare l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, è quindi un dovere per sancire quel principio di uguaglianza ancora da attuare pienamente.

Settant’anni fa, proprio nel mese di marzo, l’Assemblea costituente discuteva e approvava il testo dell’articolo 3 della Costituzione, che sarebbe poi entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Un articolo importantissimo per le donne italiane, che solo da un anno avevano ottenuto il diritto di voto e ancora erano alle prese con un paese profondamente patriarcale: grazie a quell’articolo, infatti, l’uguaglianza dei generi veniva sancita tra i principi fondanti della neonata Repubblica.

In Settant’anni ci sono state tante conquiste, tante tappe legislative che hanno contraddistinto il percorso delle italiane verso l’uguaglianza. Pensiamo al versante del lavoro, con la tutela delle madri lavoratrici, prima legge nel 1950 in favore delle donne, oppure come opportunità di accesso al mondo del lavoro; o ancora le possibilità di essere protagoniste della vita politica ed economica del Paese. Ma è solo negli ultimi anni che il percorso di uguaglianza tra uomini e donne ha subito un’accelerazione in Italia. Nel  2012 si è introdotto in via sperimentale il contributo economico da impiegare per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l’infanzia, in alternativa al congedo parentale. Nel 2014 con la riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, e con i relativi decreti attuativi sono state introdotte alcune misure a sostegno della maternità/paternità. In particolare il riconoscimento del congedo di paternità anche se la madre è una lavoratrice autonoma e l’estensione del congedo parentale fino al dodicesimo anno di vita del bambino con una fruizione anche su base oraria. Ma per avere una presenza femminile nei Cda delle società quotate, per esempio, è stata necessaria una legge (la 120 del 2011), quella delle cosiddette quote rosa.

Equiparare maternità e paternità è fondamentale. I dati Istat parlano chiaro: nel rapporto 2016 a fronte di un tasso di occupazione maschile del 65,5% nella fascia d’età 15-64 anni, l’occupazione femminile era ferma al 47,2%. Quasi 20 punti percentuali di differenza tra donne e uomini testimoniano che siamo ancora ben lontani da una piena uguaglianza di opportunità. Nonostante indubbi passi in avanti i numeri ci rappresentano una durissima realtà, non solo il grande divario occupazionale, ma esiste anche una consistente disparità retributiva fra uomini e donne. Ma c’è un’altro dato molto significativo al riguardo e cioè la condizione non facile delle madri in Italia. I dati diffusi proprio ieri dall’Istat a proposito del tasso di natalità molto basso nel nostro Paese ne sono la più evidente testimonianza. Occorrono quindi decise politiche rivolte all’occupazione: tagliare il cuneo fiscale sul lavoro, garantire i servizi per l’infanzia e il sostegno economico alle coppie che desiderano avere figli. Insomma la strada è ancora lunga, in questo 8 marzo è utile vedere il percorso fatto, e farci gli auguri per quanto ancora da fare.

(08/03/2017)