ANCORA UN FEMMINICIDIO, STOP A QUESTA MATTANZA


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Un altro femminicidio. Un’altra donna uccisa nella vicina Ravenna. Una strage che, purtroppo, non ha fine, che si aggiunge alle 60 donne barbaramente uccise nel nostro Paese negli ultimi otto mesi, 160 vittime se consideriamo anche tutto il 2015. È fondamentale mantenere accesi i fari su questo tragico fenomeno, perché la lotta al femminicidio deve restare prioritaria nell’agenda politica.

In Senato domani ricorderemo Giulia, nell’ambito della staffetta parlamentare che abbiamo avviato lo scorso 30 giugno: ogni volta che una donna viene uccisa per mano di un uomo a cui è stata legata da una relazione sentimentale, con un intervento in Aula la ricorderemo. Lo faremo fino a che sarà necessario ricordare al Parlamento e al nostro Paese l’urgenza di arginare la violenza nei confronti delle donne. La violenza sulle donne non è un fenomeno privato, il femminicidio è un fenomeno sociale che affonda le radici nella discriminazione di genere. Sono necessarie azioni educative e preventive per far fare un salto culturale al Paese intero. Non ci si può rassegnare a questa violenza e con la nostra staffetta vogliamo richiamare tutti alle proprie responsabilità. Anche i media: non si uccide per amore, non è la gelosia ad offuscare le menti di questi assassini. Non si diano alibi e giustificazioni.

Con la legge 119 del 2013 di contrasto alla violenza di genere, il nostro Paese ha riconosciuto la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani e discriminazione di genere. Per questo è stato approvato un piano contro la violenza sulle donne e sono stati rafforzati gli strumenti di protezione per garantire maggiore sicurezza alle donne minacciate. Bisogna però monitorare che le misure funzionino ed il piano attuato.

Vi riporto alcuni stralci dell’intervento che pronunciamo in aula per questa staffetta.

“L’Istat ci informa che In Italia ogni 2,2 giorni viene uccisa una donna. Il 46,3% delle donne muore per mano del partner. La gravità delle violenze sessuali e fisiche è aumentata. Sono in crescita anche i casi di violenza assistita. Sui media la violenza sulle donne è sempre descritta come frutto di motivi passionali. Lo stereotipo dell’onore tradito, che giustificava il diritto d’onore, si trasforma in quello della gelosia, del tradimento dell’abbandono che l’uomo non è stato in grado di accettare. L’uomo è quindi da compassionare. Si tratta di una rappresentazione falsata della realtà. Il femminicidio è quasi sempre l’estremo risultato di una serie di comportamenti violenti di lunga data.

Un appello alla Ministra per le Pari Opportunità e al Governo tutto: si monitorino l’applicazione, i pregi e i limiti della legge 119/2013, e soprattutto dia piena e accurata attuazione al piano contro la violenza. Un appello ai media: si smetta di giustificare gli assassini e di colpevolizzare le donne. Un appello al Paese, uomini e donne: sono 160 le donne uccise ogni anno, non possiamo più accettare questa mattanza”.

(19/09/2016)