UNA LEGGE DI CIVILTA’ CONTRO IL CAPORALATO


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Il primo agosto in Senato abbiamo approvato il disegno di legge 2217 “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura”, presentato dai Ministri Martina, Orlando e Poletti. E’ il ddl contro il caporalato, il provvedimento con cui questo governo ha fatto del contrasto a questo fenomeno una priorità d’azione, a partire dall’aumento dei controlli e delle ispezioni, cresciute del 59 per cento nell’ultimo anno rispetto al 2014.

Ora l’approvazione del Ddl è un passo decisivo per contrastare il caporalato. Un reato gravissimo, particolarmente odioso perché sfrutta persone che fuggono dalla guerra o dalla povertà. Il Ddl definisce cosa significa sfruttamento, introduce sanzioni precise, attribuisce la responsabilità penale anche per le imprese che impiegano lavoratori in condizioni di sfruttamento e non solo al caporale, incoraggia a denunciare le illegalità e migliora le condizioni di sicurezza e di salute dei lavoratori. Poi agisce sul piano della prevenzione. Fondamentale è la realizzazione territoriale della rete del lavoro agricolo di qualità, con la sperimentazione del collocamento agricolo e del trasporto dei lavoratori.

Abbiamo approvato un buon testo, frutto di un lavoro approfondito fatto in Commissione agricoltura, che in aula non ha registrato nessun voto contrario. Per questo ora la Camera ha la possibilità di approvarlo in breve tempo e di dare così al Paese una legge di civiltà, che si va ad aggiungere ad altre importanti leggi sui diritti approvate in questa legislatura.

Ma quante sono le vittime del caporalato? Secondo le stime dei sindacati e delle associazioni di volontariato oltre 400.000. Così tanti lavoratori sarebbero costretti a lavorare sotto minacce e violenze, in condizioni di schiavitù e a vivere in baracche con condizioni igienico-sanitarie tali da mettere in pericolo la salute.

Il caporalato non riguarda solo i lavoratori extracomunitari. Certo, loro sono le vittime predilette da questo fenomeno, ma anche i braccianti italiani, come ha ben messo il luce la vicenda di Paola Clemente morta di infarto un anno fa nei campi di Andria in Puglia, cadono nella rete degli sfruttatori.

Morire di fatica non è degno di un Paese civile. Così come non è più accettabile, nel 2016, essere costretti a scegliere tra un lavoro e la perdita della propria dignità. Va poi sottolineato che dietro a questo commercio di braccia ci sono la criminalità organizzata e le “agromafie”. Un motivo in più per combattere il caporalato, che è un reato lesivo anche nei confronti delle tante imprese che svolgono la loro attività nel rispetto della legalità.

Agendo sulle politiche di prevenzione e di contrasto si può combattere il caporalato. Aumentare la vigilanza, come è già stato fatto nell’ultimo anno, è sicuramente tra le azioni da perseguire. Una riconosciuta certificazione del lavoro agricolo di qualità, infine, sarebbe quello strumento in più da dare ai consumatori perché possano scegliere e valorizzare quelle imprese etiche che non sfruttano i lavoratori.

(03/08/2016)