DDL EDITORIA, SOSTEGNO AL SETTORE E’ DIFESA DEL PLURALISMO


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Il pluralismo dell’informazione è un diritto irrinunciabile, per questo è giusto sostenere il settore dell’editoria e quelle testate che tengono informate anche le piccole comunità locali. L’approvazione del Ddl Editoria era molto attesa, anche a livello locale: il provvedimento ridefinisce il sostegno pubblico per l’editoria, l’emittenza radiofonica e televisiva locale. Il settore è stato messo a dura prova dalla crisi economica, dal calo pubblicitario e per l’editoria cartacea da un generale calo delle vendite di quotidiani e periodici. Ma anche una politica nazionale di sostegno al settore altalenante ha contribuito a generare le difficoltà del comparto. Ora, però, si gettano le basi per una rinascita del settore. Il governo si era impegnato ad intervenire in questo campo e, dopo un confronto con le parti in causa, editori e giornalisti, ha proposto il Ddl editoria che, ricordo, mette sul piatto 47 milioni di euro tra quest’anno e il 2018 già fissati dalla Legge di Stabilità più una quota aggiuntiva che potrà arrivare sino a cento milioni.

L’articolo 1 del Ddl istituisce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Le risorse al centro del provvedimento, dunque, e a fianco dei fondi statali è previsto un contributo di solidarietà da parte delle concessionarie pubblicitarie e una parte delle maggiori entrate del canone Rai. Fissato il tema delle risorse, il Ddl introduce precisi criteri per l’erogazione dei contributi alle società editoriali e questa è una delle principali novità rispetto al passato. Per esempio nel provvedimento c’è un esplicito riferimento all’equo compenso dei giornalisti, si punisce l’esercizio abusivo della professione di giornalista e il contributo sarà graduato in funzione delle copie effettivamente vendute, questo per evitare storture che in passato avevano riguardato il sostegno pubblico alle testate giornalistiche. Dal finanziamento sono esclusi esplicitamente gli organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali; periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico; e le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppo editoriali quotati o partecipati da società quotate in Borsa. Ma c’è anche la volontà di guardare al futuro di questo settore, per esempio è stata introdotta la definizione di quotidiano online e le testate che vogliono accedere al contributo devono avere anche un’edizione sul web. La disciplina precedente è stata innovata e migliorata, con l’obiettivo di dare al settore fondi e strumenti, premiando quelle imprese che creano nuovi posti di lavoro per i giovani: ci sono tutti i presupposti per incentivare un’attività giornalistica autonoma e indipendente, capace di garantire quel pluralismo nell’informazione che è alla base di una moderna democrazia.

(05/10/2016)