FUSIONI DEI COMUNI, ECCO COME SONO INCENTIVATE. RIORGANIZZARE COINVOLGENDO I CITTADINI


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Il Governo è impegnato in un’azione di semplificazione dell’organizzazione dello Stato. Ne è un esempio la Riforma costituzionale appena approvata, che ridefinisce l’ordinamento della Repubblica per ogni singolo livello di governo: dal diverso ruolo del Senato alla attribuzione delle competenze fra Stato e Regioni, al superamento delle province. In quest’ambito si può inquadrare anche il tema delle fusioni dei Comuni, un tema già previsto nella legislazione del 1990, ma su cui c’è stato un dannoso immobilismo.

Ma mentre l’Italia è stata ferma, gli altri Paesi europei hanno compiuto passi in avanti: in questo lasso di tempo in Germania il numero dei municipi è passato da 30mila agli attuali 12.196; mentre in Svezia da 2.500 Comuni si è arrivati ad averne 290 e in Belgio la riduzione è stata da 2.739 a 589.

Il dibattito sulle fusioni ha assunto una piega campanilistica. Una cosa va chiarita, non è messa in discussione l’identità dei singoli municipi, la loro storia e le loro peculiarità. Sono convinta che l’identità storico culturale di ogni comunità vada arricchita. Tuttavia c’è la necessità di aggregare gli enti più piccoli per aumentare la qualità dell’azione amministrativa. Il criterio demografico non è l’unico da tenere in considerazione, sono convinta che vada superato per adottare invece quello di riunire ambiti omogenei.

Il tema delle aggregazioni investe inoltre la costruzione dell’Area Vasta e recentemente il Senato ha approvato una mozione che impegna il Governo a verificare la possibilità di aggregazioni delle attuali regioni per costituire delle macro regioni.

Dobbiamo innalzare la capacità delle amministrazioni di dare risposte ai cittadini. Il punto di riferimento è l’articolo 3 della Costituzione che impone alla Repubblica di rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale alla parità dei cittadini.

Per garantire ai cittadini servizi di qualità ed un’adeguata capacità di realizzare investimenti in opere pubbliche servono, oltre alle risorse finanziarie, personale competente organizzato in una macchina amministrativa complessa e numericamente adeguata a garantire specializzazione nei diversi campi di competenza dell’ente comunale, che vanno dai tributi al sociale, dalla istruzione ai lavori pubblici, dalla cultura all’urbanistica e all’edilizia, dalla gestione del patrimonio ai servizi demografici. Senza contare la ormai evidente necessita di staff specializzati a individuare e a gestire i programmi e progetti regionali, nazionali ed europei entro i quali trovare le opportunità di finanziamento per gli interventi pubblici, e non solo, locali.

Un’ultima considerazione, a differenza del procedimento che ha portato alle Unioni, la fusione dei Comuni è un percorso che deve partire dal territorio, e coinvolgere fin dall’inizio della sua impostazione le popolazioni interessate. Il referendum finale che precede la fusione è garanzia di un percorso che deve essere coinvolgente e attrattivo: i cittadini devono essere convinti e condividere l’obiettivo finale, e devono quindi essere consapevoli dei benefici dell’operazione che si mette in campo. Questo è quanto ho rimarcato anche la settimana scorsa durante l’incontro pubblico “Fusioni quali prospettive?” che si è tenuto a Bagno di Romagna.

Sono note le criticità di gestione di piccoli comuni, evidenziate da studi ed analisi e dalla viva voce dei sindaci sempre più in difficoltà nel garantire servizi e investimenti. Per incentivare le fusioni con la Legge di stabilità 2016 abbiamo raddoppiato il contributo per i Comuni nati da fusioni e dato loro la possibilità di assumere personale per coprire al 100% il turn over. Inoltre per i nuovi Comuni nati dalla fusione è stabilita la priorità nell’accesso ai contributi previsti nei diversi programmi e provvedimenti regionali. Una gamma di possibilità e di incentivi messa in campo per sostenere la concretezza e la realizzabilità di un percorso di cambiamento che può portare tanti benefici agli abitanti dei nostri Comuni. Per questi motivi va affrontata una seria analisi e proposta in tema di riorganizzazione degli enti e di fusioni, con un ampio coinvolgimento dei cittadini. Se non ora quando?

(26/04/2016)