INDUSTRIA 4.0, UN PIANO STRATEGICO PER L’ITALIA


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Sono convinta che il Piano nazionale Industria 4.0 sia una grande opportunità per il nostro Paese. Non stiamo parlando di futuro, ma di presente: di un programma già operativo molto importante soprattutto per le piccole e medie imprese, spina dorsale del tessuto produttivo del nostro territorio.

Questo Piano – frutto del lavoro congiunto di sei Ministeri con il coinvolgimento di imprese, sindacati e università – è una straordinaria occasione di innovazione e di aumento della competitività del sistema Italia. E l’Italia ha estremamente bisogno di essere più competitiva. Non ci si può nascondere dietro battaglie di retroguardia, la sfida dei mercati internazionali per tante imprese è una faccenda quotidiana e le realtà produttive devono essere messe in condizioni di poter competere.

Questo è possibile attraverso un processo di innovazione tecnologica. Tra gli obiettivi dell’Industria 4.0 c’è quello di ottenere una migliore qualità dei prodotti ed una maggiore produttività; c’è poi quello della flessibilità, con la possibilità di produrre piccoli lotti ai costi delle produzioni su ampia scala. E tutto ciò potrà andare a beneficio delle nostre Pmi, anche delle realtà artigianali.

Stampa 3D, progettazione via web, big data, sistemi che permettono a realtà lontane di poter lavorare su progetti comuni. Sono elementi che possono dare forza alle piccole imprese e rafforzare il nostro settore manifatturiero che, ricordiamolo, in Europa è secondo solo a quello tedesco. Se non investiamo in innovazione c’è il rischio di perdere posti di lavoro: chi in questi anni ha resistito alla crisi e si è affermato sui mercati internazionali aumentando produzione, export e occupati, lo ha fatto perché è stato innovativo. Non dobbiamo avere timore di innovare, abbiamo l’assoluta necessità di innovare.

Il Piano Industria 4.0 non punta solo sulla tecnologia, ma incentiva fortemente la ricerca e scommette sulla formazione. E’ uno dei progetti più strategici e importanti di cui il nostro Paese si sia mai dotato. E’ un progetto forte, perché condiviso. E lungimirante, perché le persone formate – parliamo di 200mila studenti, 3mila manager e 1400 dottorati di ricerca – daranno il loro contributo innovativo per il futuro. E poi con l’iperammortamento e il superammortamento per gli investimenti innovativi, il credito d’imposta alla ricerca, la finanza a supporto dell’Industria 4.0 e delle start-up, e un’architettura di governo di tutto il progetto basata su una sinergia tra pubblico e privato, il Piano può garantire sviluppo e nuova occupazione.

Nel periodo 2017-2020 ci sarà una forte incentivazione degli investimenti privati – parliamo di circa 24 miliardi tra tecnologie, ricerca e sviluppo e strumenti finanziari – accompagnati da un impegno pubblico di circa 13 miliardi. Tra le iniziative vale la pena ricordare quella sulla banda ultra larga, per arrivare a una copertura di tutte le aziende con una connessione veloce e gli investimenti legati al Made in Italy.

Timori sul lavoro? Nel futuro ci sarà una fase di transizione, che dovremo saper affrontare. Intanto gli ultimi dati Istat sul fronte dell’occupazione ci dicono che negli ultimi 3 anni si sono registrati 711 mila nuovi posti di lavoro, il miglior dato dal 2009, senza contare la diminuzione degli inattivi, che mostra l’uscita da uno stato di passività e sfiducia da parte di molti che riprendono fiducia nella possibilità di trovare un lavoro. Questi dati positivi si accompagnano al dato del Pil 2016, che è cresciuto nell’ultimo anno dello 0,9 per cento: ancora poco ma è una netta inversione di tendenza. Il Jobs Act ha portato una variazione positiva dei rapporti di lavoro e il tasso dei licenziamenti è in diminuzione da quando il provvedimento è in vigore: dal 6,5% del 2014 si è scesi al 6,1% del 2015 per arrivare al 5,9% dell’ultimo anno. Chi paventava licenziamenti facili è stato smentito nei fatti.

(04/03/2017)