FACCIAMO CHIAREZZA SULLO IUS SOLI


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La settimana scorsa in Senato abbiamo incardinato la Legge sulla cittadinanza per i minori immigrati, più conosciuta come la Legge sullo Ius Soli. Vorrei lasciare da parte la bagarre che c’è stata in aula, e di cui avrete sicuramente sentito parlare per concentrarmi sull’importanza di questo provvedimento. La maggioranza ha scelto, con coraggio e determinazione, di superare le sterili polemiche sul dibattito sull’immigrazione per riportare l’attenzione nel campo dei diritti. Quella dello Ius Soli è una legge di civiltà.

Ora, secondo la legge 91/1992, lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data. Per chi non lo sapesse è una delle leggi più restrittive d’Europa. E ci sono Paesi, come Usa e Brasile, in cui la cittadinanza si acquisisce, automaticamente, con la nascita in quelle nazioni.

La legge attualmente in discussione al Senato individua due canali. Con lo ius soli temperato la cittadinanza italiana può essere concessa al nato in Italia con almeno un genitore con permesso di soggiorno permanente (che si ottiene dopo almeno 5 anni di soggiorno continuativo).

C’è poi lo ius culturae. E su questo canale la cittadinanza italiana può essere concessa con due modalità. Il primo caso riguarda i minori stranieri che sono entrati in Italia entro i 12 anni e che hanno frequentato regolarmente, per almeno 5 anni, uno o più cicli di istruzione nel nostro Paese. Oppure, e veniamo al secondo caso, la cittadinanza può essere concessa allo straniero che abbia fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento dei 18 anni, che sia legalmente residente da almeno sei anni e che abbia frequentato regolarmente un ciclo scolastico con il conseguimento del titolo conclusivo. Facciamo un esempio: un ragazzo straniero entra in Italia a 16 anni, frequenta un corso triennale di formazione professionale e consegue il titolo a 20 anni, allora può ottenere la cittadinanza italiana a 22 anni.

Con queste regole l’Italia si allinea, seppur con alcune sfumature differenti, alla legislazione attualmente in vigore in Paesi come Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Non è vero che la cittadinanza verrà concesso in modo incondizionato, restano alcune fattispecie limitative previste dalla legge attualmente in vigore che precludono l’ottenimento della stessa, come nel caso di condanne per gravi delitti o la sussistenza di comprovati motivi inerenti la sicurezza.

E poi sfatiamo un mito: non è vero che i genitori stranieri acquisiscono automaticamente la cittadinanza una volta che il figlio l’ha ottenuta. Per gli adulti resta il requisito di 10 anni di permanenza continuativa, oltre a requisiti come non aver subito condanne e non rappresentare un rischio per l’ordine pubblico.

Sullo ius soli l’opposizione sta facendo una becera propaganda, con toni indegni di un Paese civile. Vorrei infine precisare che la cittadinanza non viene concessa a chi nasce in Italia per caso, quindi non diventano automaticamente italiani i figli partoriti dalle donne migranti appena arrivate sui barconi. Così come ai bambini stranieri appena arrivati in Italia, ai giovani ritenuti un pericolo per la sicurezza pubblica, ai nati di genitori che non lavorano; ai giovani che non frequentano con profitto la scuola e comunque il giovane o i suoi genitori devono essere in Italia da almeno 5/6 anni.

Questo per ribadire che la legge a cui stiamo lavorando è equilibrata. E’ una legge che va nella direzione di una giusta e sacrosanta integrazione e premia con la cittadinanza chi è impegnato a far diventare l’Italia un Paese migliore.

(17/06/2017)