LEGGE SUL BIOLOGICO, PASSI AVANTI IN SENATO


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Nei lavori della 10ª Commissione – quella che si occupa di industria, commercio e turismo – abbiamo preso in esame il disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare e dell’acquacoltura effettuate con metodo biologico“, di cui sono stata relatrice.

La Commissione ha dato un parere favorevole al provvedimento, già approvato dalla Camera dei Deputati, considerando gli obiettivi di promozione di un settore strategico per l’Italia, in cui il nostro Paese è leader a livello europeo, settore dove la maggiore tutela del consumatore va di pari passo con la tutela della concorrenza. Sono state formulate alcune osservazioni al testo per evitare possibili restrizioni della concorrenza e invitando a valutare la necessità di rafforzare il sistema di controllo e certificazione per garantirne la terzietà e assicurarne la trasparenza e l’efficacia anche attraverso un  inasprimento del regime sanzionatorio.

Questo disegno di legge sul biologico introduce alcune novità sul settore che voglio illustrarvi. Prima di tutto il bio è attività di interesse nazionale con funzione sociale, visto che parliamo di un settore economico basato prioritariamente sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere degli animali, sullo sviluppo rurale e sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità, che concorre al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni di gas a effetto serra.

Nel provvedimento si prevede di istituire il “Tavolo tecnico per l’agricoltura biologica”, che ha il compito di delineare indirizzi e priorità del Piano d’azione per l’agricoltura biologica e un’attività propositiva sia a livello nazionale che comunitario.
Si prevede poi che il Ministero delle politiche agricole adotti triennalemente il Piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica e i relativi prodotti. Il Piano dovrà contenere interventi per lo sviluppo dell’agricoltura biologica con l’obiettivo di favorire la conversione al metodo biologico delle imprese agricole e agroalimentari, con particolare riguardo alle piccole aziende agricole; di sostenere la costituzione di forme associative per rafforzare l’organizzazione della filiera dei prodotti biologici; di incentivare il consumo dei prodotti biologici; di monitorare l’andamento del settore; migliorare il sistema di controllo e di certificazione; di stimolare enti e istituzioni pubbliche affinché utilizzino i metodi dell’agricoltura biologica nella gestione del verde; di incentivare la ricerca e l’innovazione.

Sul fronte delle risorse si istituisce il Fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, destinato al finanziamento delle iniziative di sviluppo del comparto. Per il settore si definiscono contratti di rete per integrare le filiere e agevolare la costituzione di cooperative tra produttori bio.

Lo Stato, poi, si impegna a sostenere la ricerca tecnologica applicata al settore. Molto importante anche per il nostro territorio è l’articolo 10 del disegno di legge sul biologico. In questo passaggio, infatti, si prevede l’istituzione dei distretti biologici, definiti come sistemi produttivi locali a spiccata vocazione agricola nei quali, oltre alle caratteristiche previste per i distretti rurali e agroalimentari, siano significative la produzione con metodo biologico, la tutela delle produzioni e delle metodologie colturali, d’allevamento e di trasformazione tipiche locali e le attività economiche che si svolgono nel rispetto dei criteri della sostenibilità ambientale. I distretti si caratterizzano per un’integrazione tra attività agricole e altre attività economiche e per la presenza di aree paesaggistiche rilevanti e ad essi possono partecipare gli enti locali che adottano politiche di tutela delle produzioni biologiche.
Tra le principali finalità dei distretti vi sono la promozione dell’uso sostenibile delle risorse naturali e locali nei processi produttivi agricoli; favorire lo sviluppo, la valorizzazione e la promozione dei processi di preparazione, di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti biologici; promuovere e sostenere le attività collegate all’agricoltura biologica, quali la somministrazione di cibi biologici nella ristorazione pubblica e collettiva, l’attività agrituristica e il turismo rurale.

Con l’approvazione di questo disegno di legge sul biologico anche per l’agricoltura della Romagna si potrebbero aprire nuove opportunità di crescita e qualificazione dell’offerta agricola ed agroalimentare, con risvolti positivi su tutta la filiera, promuovendo una connotazione del nostro territorio sempre più centrata su salubrità e benessere, un valore aggiunto anche sul piano della promozione turistica.

(29/07/2017)