LEGGE SULLE TERME, OPPORTUNITA’ PER BAGNO DI ROMAGNA


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Rilanciare il settore termale in Italia. E’ l’obiettivo della legge sul termalismo (Modifica della Legge 24 ottobre 2000, n. 323) che è stata presentata in settimana al Senato e alla Camera e che anche io ho sottoscritto con convinzione.

E’ un provvedimento rilevante perché prevede misure dirette di sostegno al comparto e mira a valorizzarlo anche con una Giornata nazionale delle Terme d’Italia. La ritengo una legge importante perché il termalismo si intreccia con turismi ad alto valore aggiunto, che guardano alla sostenibilità ambientale, alla qualità paesaggistica, agli aspetti culturali ed enogastronomici dei territori coinvolti. Nel Cesenate, con Bagno di Romagna, ne abbiamo una riprova. E a proposito di Bagno è interessante notare come la nostra località sia in controtendenza: in un panorama termale dell’Emilia-Romagna che vive un momento di difficoltà e fa registrare performance negative (arrivi a -8% e presenze a -6%), la località della Valle del Savio mostra una crescita del 13,9% sul fronte degli arrivi e dell’8,7% sul numero dei pernottamenti.

Tornando alla legge, si prevedono finanziamenti per 48 milioni di euro nel triennio 2017-2019 e l’istituzione della Giornata nazionale delle cure termali. Il provvedimento vuol dare il giusto supporto a un settore che nel nostro Paese conta 378 stabilimenti e dà lavoro a circa 60.000 operatori, sviluppando un fatturato da 800 milioni di euro. Ma il giro d’affari alimentato dalle terme, se si considerano anche le attività ricettive, i pubblici esercizi e il commercio, sale ad almeno 1,5 miliardi di euro. Le terme sono una colonna del turismo italiano e un alleato del Servizio sanitario nazionale. Anche a livello locale potremmo quindi beneficiare di risorse fresche per continuare a dar corpo al progetto di una Wellness Valley, dando così nuovi stimoli al turismo e creando occasioni di sviluppo.

Scendendo nel dettaglio, la legge propone di istituire un Fondo per la riqualificazione termale, con una dotazione annua di 20 milioni per il triennio 2017-2019, poi il provvedimento trasforma quella che fino a oggi è stata solo una facoltà in “obbligo per le Regioni e lo Stato di promuovere la qualificazione del patrimonio idrotermale, ricettivo e turistico e la valorizzazione delle risorse naturali e storico artistiche dei territori termali”.

Ma si guarda anche all’innovazione, infatti si prevede anche l’istituzione di un Fondo per la sperimentazione di nuovi modelli di assistenza sanitaria, con una dotazione annua di 3 milioni per il triennio e con l’invito alle Regioni a riservare nei propri bilanci apposite risorse per la stipula di accordi tra strutture sanitarie pubbliche e aziende termali.

(02/02/2017)