REFERENDUM COSTITUZIONALE, SI VOTA IL 4 DICEMBRE


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Ora c’è la data: il 4 dicembre saremo chiamati al voto per esprimerci sul referendum costituzionale. La campagna referendaria entra dunque nel vivo e, come ho sempre caldeggiato, il mio auspicio è che sia un confronto sui contenuti della riforma approvata dal Parlamento.

Non vorrei che il referendum costituzionale si trasformasse in un referendum sul governo o sul premier: il governo può essere sfiduciato in Parlamento o essere bocciato alle prossime elezioni. Non si tratta di questo. Con il referendum i cittadini e le cittadine italiane hanno la possibilità di esprimersi su una grande riforma della seconda parte della nostra Costituzione, quella riferita all’ordinamento della Repubblica, quella che mostra i maggiori limiti e che da tanti anni si propone da più parti di di cambiare.

Noi le modifiche, dopo un lungo lavoro parlamentare, le abbiamo approvate e ora le sottoponiamo al giudizio degli italiani. Come ho avuto modo di sottolineare durante l’incontro promosso a Cesena con Valeria Fedeli (clicca qui per leggere la notizia), vorrei evitare che la campagna referendaria si trasformasse in uno sterile dualismo tra tifoserie.

E’ importante scendere nel merito perché si possa avere piena consapevolezza dei cambiamenti approntati per rafforzare e semplificare il sistema politico-istituzionale italiano.

Innanzi tutto la legge di revisione costituzionale punta ad abolire quel bicameralismo paritario che ingessa il nostro Paese: è un’anomalia tutta italiana l’avere Camera e Senato con gli stessi compiti e poteri. Vogliamo differenziare le funzione dei due rami del Parlamento: alla Camera la rappresentanza della nazione e la fiducia al governo, al Senato la rappresentanza delle istituzioni territoriali.

Solo la Camera potrà così dare e togliere la fiducia al governo, decidendo sulle leggi ordinarie. In questo modo l’iter legislativo sarà più veloce. Con il nuovo Senato, d’altra parte, si porteranno i territori a Roma: consiglieri regionali e sindaci potranno concorrere alla funzione legislativa e svolgere un ruolo importante di raccordo fra politiche regionali, nazionali ed europee, esercitando poteri di controllo e di valutazione delle politiche pubbliche.

C’è poi il tema dei costi. Con 220 parlamentari in meno – il nuovo Senato avrà 100 componenti senza indennità – e l’abolizione dei finanziamenti dei gruppi nei consigli regionali. La riforma taglia anche il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) e toglie ogni riferimento alle Province nella Costituzione.

Insomma, il processo di razionalizzazione e modernizzazione del Paese è evidente. Di pari passo con la soppressione della competenza concorrente sulle leggi fra Stato e Regioni si migliora il funzionamento delle istituzioni pubbliche per porre fine ai conflitti tra Stato e Regioni e alle conseguenti incertezze legislative.

Ci sono altri temi che reputo molto importanti in questa riforma: si promuove l’equilibrio tra donne e uomini in materia elettorale rafforzando il principio della parità di genere e si promuove la partecipazione dei cittadini riformando le disposizioni sugli istituti di democrazia diretta (leggi di iniziativa popolare, referendum e introduzione del referendum propositivo).

In definitiva è una buona riforma, necessaria, che assicura più democrazia e facilita la governabilità del Paese. E’ uno strumento per il rilancio della politica e del nostro Paese che va messo in pratica: per questo mi impegnerò perché vinca il Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre.

(27/09/2016)