REFERENDUM E NUOVO GOVERNO, IL PUNTO SULLA SITUAZIONE POLITICA


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L’ultimo rush della campagna elettorale, il voto, l’esito del referendum costituzionale, le dimissioni del premier Matteo Renzi, la crisi politica e un nuovo Governo per l’Italia. Giorni intensi e particolarmente delicati i primi di dicembre. Ma con guida saggia e determinata il presidente Sergio Mattarella ha condotto e risolto in tempi rapidi la crisi politica seguita alle dimissioni di Renzi: una soluzione positiva che ha evidenziato la solidità delle nostre istituzioni democratiche rassicurando i mercati finanziari.

Nel pieno rispetto della Costituzione oggi c’è un nuovo Governo che ha compiti definiti e un orizzonte temporale limitato dalla nuova fase, aperta dal pronunciamento popolare negativo sul referendum. Un Governo che è chiamato ad affrontare le più urgenti questioni: la ricostruzione post sisma in Centro Italia, il sistema bancario, il lavoro, la gestione dei flussi migratori. E intanto il Parlamento deve trovare l’accordo ed approvare una nuova legge elettorale, in grado di garantire nel giusto equilibrio rappresentanza e governabilità.

Continuo a pensare che la riforma costituzionale approvata dal Parlamento sia stato un tentativo generoso – che andava fatto – di revisione della seconda parte della Costituzione. E personalmente rimango dell’idea che con la sua bocciatura si sia persa l’occasione di migliorare il funzionamento delle nostre istituzioni, in particolare con il superamento del bicameralismo paritario e della concorrenza legislativa fra Stato e Regioni.

Nel nostro territorio il SI’ ha ottenuto un risultato positivo, ai primi posti in Italia, nel quadro di una affluenza molto alta, la più alta del paese. Un risultato positivo che conferma il carattere di grande partecipazione democratica e riformista della nostra terra romagnola, ma che ovviamente non rimargina l’amarezza per il risultato nazionale. Sono contenta di aver condotto questa campagna elettorale, l’incontro e il confronto con le persone, con le loro domande e sollecitazioni, rimane per me l’aspetto più bello del fare politica. Nei tanti incontri di questa campagna elettorale mi sono resa conto ancor di più della necessità di informare e discutere nel merito delle proposte, un merito purtroppo messo in ombra e schiacciato dalla polemica e dalla banalizzazione nelle TV e nei social.

Ringrazio i militanti, gli iscritti ed elettori che nel nostro territorio si sono impegnati nei comitati o fuori di essi in questa battaglia referendaria. La loro passione e determinazione sono un patrimonio prezioso per il nostro Paese e per il Partito Democratico.

Un patrimonio di idee ed energie che non deve essere disperso perché ora è necessario più che mai. Perché ora, dopo questa dura battuta di arresto, occorre ripartire. E lo dobbiamo fare con coraggio, senza però dimenticare gli importanti risultati raggiunti durante il Governo Renzi. Nei 1024 giorni in cui è rimasto in carica si sono ottenute conquiste fondamentali sul tema dei diritti civili, sono state messe in atto riforme, si è lavorato sodo per rilanciare l’economia e modernizzare il Paese. Di tutto questo non ci possiamo dimenticare, dobbiamo far tesoro delle esperienze positive e imparare dagli errori. Ci aspettano nei prossimi mesi nuovi impegni in vista delle elezioni politiche. Il voto al referendum sulla riforma costituzionale ha fatto emergere fratture territoriali e generazionali. A pensarci bene non si tratta di questioni nuove: le difficoltà del nostro Meridione e nelle periferie, ed ancora la distanza delle giovani generazioni dalla politica e dai partiti tradizionali, sono questioni che da anni sollecitano la politica. Vi propongo in proposito la lettura di questo interessante articolo pubblicato dall’Unità (clicca qui per leggere l’articolo).

Abbiamo davanti a noi le sfide grandi che ci mette di fronte la globalizzazione, i cui effetti colpiscono la carne viva del Paese: la grande questione degli esclusi, la precarietà di lavoro e di vita delle giovani generazioni, l’impatto delle immigrazioni.

Per questo serve un partito che ascolti e parli con le persone, capace di elaborare proposte e di realizzarle. Il Partito Democratico è nato per questo, ma il vero Pd non è ancora riuscito a farlo pienamente: serve una discussione chiara e sincera fra noi su cosa significa essere un partito, una comunità di donne e di uomini che deve rispettarsi e partire da una condivisione di valori e progetti per poi costruire una politica per il Paese. Ce la dobbiamo fare. Insieme.

(2o/12/2016)